L’ossessione, Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) ed il disturbo di personalità ossessivo (DOP)

L’ossessione ed il pensiero ossessivo

La formazione di un’idea ossessiva è un meccanismo comune a tutti gli esseri umani.

Corrisponde ad un pensiero o un’immagine che si manifesta nella psiche in maniera incessante e ripetitiva.

È una idea difficilmente rimuovibile dal flusso dei pensieri e che tende a fissarsi nella mente in forma incoercibile ed invadente.

L’idea ossessiva di per sé è la conseguenza di un processo mentale che nella maggior parte delle persone non si manifesta come elemento patologico.

Le idee ossessive in generale possono riguardare qualsiasi ambito della mente umana e del pensiero.

L’idea fissa riguarda non solo pensieri semplici, ma anche idee e ricostruzioni complesse.

Un’ossessione può essere collegata alla percezione di una preoccupazione costante per l’individuo.

L’idea ossessiva è oltremodo legata a ricostruzioni mentali di paure specifiche (fobie) e può assumere anche le modalità di rappresentazione di fantasie e ricordi.

L’ossessione può riguardare qualsiasi tematica mentale e la diversità delle manifestazioni psicopatologiche è legata all’enorme variabilità individuale degli esseri umani.

Nella mente possono ripetersi immagini visive e ricordi che non riescono ad essere metabolizzati.

L’immagine del trauma e dei suoi dettagli rientrano all’interno di una ricostruzione complessa della memoria a lungo termine, in cui sono coinvolti numerosi elementi percettivi di un ricordo.

Alcuni frammenti mnestici legati al vissuto di un trauma possono essere riprodotti in maniera ripetitiva ed incessante nella mente.

Odori, immagini e sonorità anche lontani da una precisa memoria di rappresentazione di un evento traumatico, possono riproporsi nella mente in forma di pensieri ossessivi.

Talvolta il venire a contatto con elementi che ricordano il trauma passato può provocare sintomi da ansia e la messa in atto di schemi comportamenti conseguenti e mirati alla riduzione della frustrazione profonda provocata dall’idea ossessiva di fondo.

L’idea ossessiva è di solito percepita dall’io come ego-distonica, cioè mal tollerata e frustrante.

Nelle patologie mentali ossessive, l’ossessione può giungere a dominare il pensiero e l’attività psichica di un individuo.

L’idea ossessiva è percepita come angosciante sia a causa della tematica psichica sottostante, sia a causa della sua natura ripetitiva e incessante.

L’io rimane consapevole davanti all’idea ossessiva, comprende la sproporzione del valore dato al pensiero fisso e non riesce ad allontanarne la sua presenza e la sua risonanza affettiva.

Un’ossessione come detto può essere collegata alla percezione di una preoccupazione costante per l’individuo.

Il confine tra normalità e patologia è spesso dipendente dalla risonanza che ha l’idea ossessiva nella mente ed al relativo cambiamento oggettivo che può verificarsi nel comportamento di un soggetto.

In altre parole, la risposta mentale e comportamentale alla sollecitazione dell’idea ossessiva è determinante nell’esplicitarsi o meno di condizioni mentali patologiche.

Un esempio classico di idea ossessiva patologica è la paura o la fobia del contagio o della contaminazione.

Sul pensiero fobico la mente può organizzare il suo comportamento.

In questi casi è presente una preoccupazione costante legata al poter toccare superfici contaminate ed il soggetto è indotto alla messa in atto di comportamenti atti alla prevenzione ed alla riduzione relativa del rischio.

Il soggetto è spinto da questi meccanismi mentali a lavarsi costantemente le mani (compulsioni) e ad evitare il contatto fisico e gli ambienti sociali per quanto possibile (strategie di evitamento).

L’idea ossessiva può riguardare non solo preoccupazioni o paure specifiche ma può assumere anche la modalità di rappresentazione di fantasie o immagini.

Nei casi in cui l’ossessione diventa dominante nell’attività psichica, l’io tenta disperatamente di contrastare il pensiero ossessivo rifugiandosi nell’agire, nel mettere in atto un’azione compiuta che possa ridurre per quanto possibile, la frustrazione generata dal pensiero ossessivo.

In questo senso e spesso in base all’idea di fondo, l’individuo può manifestare comportamenti patologici consequenziali (rituali, compulsioni).

Il pensiero fobico induce nella mente la necessità della messa in atto di un’azione di senso che possa ridurre il nervosismo e la frustrazione provata dal soggetto.

La reazione ideo-comportamentale conseguente può esplicitarsi nella messa in atto di rituali e compulsioni.

L’ossessione diventa patologica nel momento in cui genera nelle mente un profondo malessere e quando determina cambiamenti in senso negativo del funzionamento sociale e relazionale di un individuo.

Le compulsioni, i rituali della mente ossessiva

le compulsioni corrispondono ad automatismi ideo-comportamentali strutturati con caratteristiche ripetitive e stereotipate.

Sono intimamente legate alle tematiche delle idee ossessive di fondo e sono caratterizzate dall’attuazione di disegni comportamentali volti a ridurre l’angoscia e la frustrazione vissute dal soggetto durante la percezione dell’idea ossessiva.

Nel disturbo ossessivo compulsivo (DOC), lo svolgersi del rituale è volto a ridurre l’ansia associata al pensiero ossessivo e può giungere, nei casi gravi, a diventare un meccanismo, uno schema comportamentale patologico, di difficile controllo che può compromettere il funzionamento sociale e relazionale di un individuo.

Oltre alla risonanza negativa delle tematiche del pensiero ossessivo, Il soggetto vive la frustrazione di non poter contrastare la messa in atto delle azioni compulsive consequenziali.

In altre parole, risulta difficile sia il controllo intrapsichico dell’idea ossessiva sia il contenimento del meccanismo comportamentale compulsivo.

Nel DOC, le idee ossessive sono associate quasi sempre alla consequenziale messa in atto di rituali ed azioni compulsive.

Un esempio classico di atto compulsivo è il lavarsi ripetutamente le mani a seguito della percezione della paura (fobia) di un ipotetico contagio o contaminazione.

Lavarsi le mani allontana la possibilità di un contagio diretto dai germi e riduce così il rischio di sviluppare infezioni in generale.

Nella mente ossessiva, l’azione legata al lavarsi le mani risulta improcrastinabile e necessita di essere messa in atto nell’immediatezza.

Nel DOC, il rituale compulsivo è irrinunciabile e può giungere a modificare l’intero agire di un individuo fino a generare importanti conseguenze sul comportamento e sul funzionamento sociale con gravi ripercussioni sulla qualità della vita.

Il disturbo ossessivo compulsivo DOC

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è definito dal manuale diagnostico delle malattie mentali (DSM) come una condizione patologica della mente in cui si verifica il ripetersi costante di pensieri ossessivi associati alla messa in atto di atti compulsivi consequenziali ed irrinunciabili.

Il DOC è definito storicamente come una delle forme principali di nevrosi.

Ha una precisa definizione diagnostica (DSM) e corrisponde ad un grave disturbo della psiche, una condizione che può compromettere il funzionamento sociale e relazionale di un individuo.

Presenta un’estrema variabilità individuale e diversi livelli di gravità dei sintomi.

Il disturbo può esprimersi in forme lievi ed in forme gravi ed invalidanti.

Il DOC è descritto come un disturbo tendente alla cronicizzazione.

Nella maggior parte dei casi vengono descritte fasi di alternanza tra periodi di benessere psichico e periodi di peggioramento drammatico dei sintomi.

I quadri psicopatologici gravi generano di solito pesanti ripercussioni sulla qualità della vita degli individui.

Alcune forme di DOC non manifestano i rituali compulsivi o questi sono di gran lunga più tollerati dal paziente.

Le idee ossessive provocano un profondo malessere nei soggetti affetti da DOC proprio per la loro natura intrusiva e intollerabile, talvolta anche perversa ed inaccettabile per l’individuo.

Il disturbo di personalità ossessivo (DOP)

Il tema della personalità patologica ossessiva è ancora un argomento discusso e sottoposto a progressive variazioni nelle categorizzazioni diagnostiche internazionali.

Il manuale diagnostico delle malattie mentali (DSM) definisce il disturbo di personalità ossessivo (DOP) come entità patologica a sé stante che risponde a criteri diagnostici definiti.

I disturbi di personalità sono in generale gravi condizioni patologiche croniche della mente.

La diagnosi di disturbo di personalità può essere posta a partire dai 18 anni di età e tiene conto della presenza di turbe psichiche e comportamentali in un soggetto con scarso o nullo funzionamento psico-sociale.

I sintomi patologici sono espressi quotidianamente senza sostanziali variazioni nel tempo.

L’andamento clinico dei disturbi di personalità è di solito lineare e tende alla cronicizzazione.

L’individuo affetto da disturbo di personalità in generale si percepisce come coerente con il proprio essere e con le proprie percezioni interne (ego-sintonico).

Il disturbo ossessivo di personalità (DOP) è inserito tra le diagnosi del cluster C dei disturbi di personalità del DSM.

È descritto sulla base di un atteggiamento gravemente e costantemente ossessivo nella maggior parte delle sfere della propria vita.

Il soggetto esprime di solito un comportamento rigido e perfezionista, poco aperto e flessibile.

Appare spesso intransigente su tematiche morali e scrupoloso in modo ingiustificato su compiti lavorativi.

L’eccessivo perfezionismo si riflette sulla cura dei dettagli e spesso risulta improduttivo, come anche la rigida tendenza all’ordine ed alle regole.

I soggetti con DOP esprimono poca consapevolezza di malattia.

I pazienti possono andare incontro a sofferenze di natura depressiva e da ansia.

Approcci terapeutici nei disturbi ossessivi

Esistono attualmente diverse strategie terapeutiche nella cura dei disturbi mentali su base ossessiva.

Nel DOC, considerando l’esordio in età adolescenziale del disturbo, sono talvolta indicati trattamenti precoci, soprattutto nei casi più gravi.

In linea generale i farmaci maggiormente utilizzati sono gli SSRI, molecole che aumentano l’attività della serotonina (5HT), neurotrasmettitore la cui carenza o disfunzionalità è collegata ai disturbi ansioso depressivi.

Alcuni antidepressivi triciclici (ad es. la clomipramina), utilizzati maggiormente in passato, attualmente continuano a trovare indicazione nella cura del DOC.

Bassi dosaggi di farmaci antipsicotici (AP) possono trovare utilizzo in associazione (augmentation) a terapie con famaci antidepressivi (AD).

Le benzodiazepine (BDZ) possono trovare utilizzo nella cura degli episodi acuti di ansia e dei disturbi del ritmo sonno veglia ma non possono essere considerate in generale farmaci curativi nei disturbi ossessivi.

L’altra importante strategia di cure è la psicoterapia.

La cura delle nevrosi è storicamente associata ad approcci terapeutici psicoanalitici.

Nelle situazioni in cui è maggiormente espressa la problematica ritualistica, una indicazione è quella proposta dall’approccio psicoterapeutico cognitivo comportamentale.

Il contenuto dell’ossessione andrebbe affrontato durante la psicoterapia, nel tentativo di ridimensionare la sua risonanza affettiva a livello mentale.

In linea generale l’approccio psicoterapeutico di tipo psicodinamico è indicato in tutti i disturbi ossessivi.

Nel disturbo di personalità ossessivo DOP, la consapevolezza di patologia è fondamentale nella scelta di intraprendere delle cure.

Se il paziente è in grado di riconoscere la necessità di curarsi può accedere alle terapie farmacologiche e psicoterapeutiche.

Le cure vanno indirizzate alle sofferenze individuali ed ai sintomi manifestati dal paziente.

Farmacoterapia e psicoterapia possono essere in generale alternative terapeutiche valide nella cura dei disturbi ossessivi.


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